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10 maggio 2011
vita scolastica
ara paninari

(e i primi tre non hanno in testa un 'imbuto')

Oggi sono andato con la classe all'Ara pacis. La cosa è nata perché i fanciulli dovevano leggere un saggio a testa scelto da un elenco da me preparato per poi farne una relazione alla classe; l'inconveniente della cosa è che spesso scelgono in più persone lo stesso libro
(si solito sulla donna romana), per cui si rischia talora di annoiarsi. Quest'anno, invece, tre persone hanno scelto la biografia di Augusto di Spinosa e quindi siamo andati a vedere il massimo monumento della propaganda augustea ed i fanciulli hanno fatto una lezione che faceva un po' paura per quanto sono stati bravi (in generale quest'anno sono stati tutti piuttosto creativi, nel caso qualcuno voglia un PowerPoint su Nerone).

Ma, passati davanti ad Energie, ho dovuto spiegare cosa fossero i 'paninari'.

Alla fine abbiamo concluso che fossero gli antenati dei 'truzzi'.
1 maggio 2011
vita scolastica
manco un duale che sia uno!

Una delle infinite tragedie dell'essere precari è che ogni anno ci si trova davanti, oltre ad alunni che non si conoscono, libri di testo scelti da altri (e grazie all'illuminato ministro, con una legge completamente priva di senso) non modificabili per sei (6!) anni.

Quest'anno, però, si ha ancora la possibilità di effettuare nuove adozioni, per cui mi piace dedicarci un po' di tempo, anche perché, dovendo pensare alle classi di un nuovo primo anno, i libri scelti avranno particolarmente importanza, andando ad impostare lo studio del latino e del greco del percorso dei nuovi ggiovani.

E così ero tentato dal proporre Athénaze, la versione italiana dell'originale corso di greco della Oxford, quello che, con un impianto metodologico "naturale", dovrebbe portare in un paio d'anni i fanciulli a leggere ad apertura di libro (!) Senofonte, Tucidide e persino Platone.

Come per l'analogo corso di latino, tantissimi sono i dubbi su questa impostazione (rimando all'articolo di Luigi Miraglia, che in Italia è il più acceso sostenitore del metodo) ma una volta mi piacerebbe provare, no?

Poi una pensa che il nuovo quarto ginnasio non lo avrò io, e che un metodo nuovo richiede necessariamente un insegnante ad esso motivato e che non è giusto che il precario dell'anno nuovo subisca una scelta così radicale, per cui alla fine adotterò il solito libro di grammatica ed il solito volume di esercizi, quello che comincia con pagine sulle regole dell'accento e sulle enclitiche e le proclitiche, sperando magari di capitare in una scuola in cui qualcuno è stato più coraggioso di me.

Anzi, visti i tempi che corrono, sperando di capitare in una scuola e basta.
20 aprile 2011
vita scolastica
someday stay gold - 4
(parte 3) Qua è sempre peggio. La mattina i fanciulli hanno l'ultima lezione d'inglese, il pomeriggio ci portano a Cambridge (architettura incantevole, io sto tutto il tempo nella libreria della Cambridge University Press a riflettere sulla validità dei loro corsi di latino).

Per la sera è previsto un farewell party, che suono strano, visto che tanto ci siamo solo noi (una trentina di ragazzi, noi insegnanti e gli insegnanti di inglese). Credo che l'unica cosa significativa sia aver fatto apprezzare ai giovani Crying at the discoteque degli Alcazar.

L'ultimo giorno è tutto a Londra, prima in una passeggiata dalle parti del Parlamento e poi su e giù per Regent Street; alle quattro (con ridondante anticipo) ci portano all'aeroporto e si arriva a casa mooolto tardi.

E' stato il mio viaggio d'istruzione più strano, probabilmente perché diverso nell'impostazione rispetto a tutti gli altri.

Io mi sono divertito di meno, forse loro hanno imparato di più, per cui va bene così.
19 aprile 2011
vita scolastica
someday stay gold - 3
(parte 2) Al terzo giorno, si è capito l'andazzo. La mattina loro fanno lezione d'inglese poi il pomeriggio ci portano a St. Albans, a vedere una cattedrale goticheggiante ed un pezzo di muro romano, per poi lasciarli liberi a fare shopping (io compro dei jeans ed accompagno le colleghe a provarsi vestiti). Probabilmente per i ragazzi la vita da college, le ore nella scuola locale ed i corsi di inglese sono in qualche modo formativi, ma mi manca quell'atmosfera speciale che di solito nasce nelle gite, le chiacchierate con i ragazzi che hanno calato la guardia e che sono un po' più se stessi, gli scherzi, la voglia di stare insieme.

Visto che la sera non esistono attività, decidiamo di portarli nell'unico pub nel raggio di 20 km, un posto desolato perso nel nulla. Tolto anche il piacere della trasgressione alcolica (le leggi inglesi sono rigidissime, per cui finiscono a bere succo di cedro), la serata è alquanto deprimente (non quanto, per me, la giornata successiva, con lezioni la mattina e il pomeriggio).

(continua... )

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18 aprile 2011
vita scolastica
comunicazioni scuola-famiglia
La storia della ragazza di origine pakistana "segregata" dai fratelli è raccontata dai giornali nella solita maniera morbosa (c'era bisogno dei fotografi la mattina del suo ritorno a scuola?).

Solo una cosa mi pare di aver capito, che cioè a smuovere le acque ed a sollevare il problema delle assenze della ragazza siano stati i docenti, sia stata la scuola, una scuola che, evidentemente, ha dei "valori contrari alla famiglia", se pensa ad esempio che il miglior modo di favorire l'integrazione sia lo stare insieme sui banchi, se crede che una donna sia libera di vivere come crede, se vuole offrire l'istruzione a tutti, maschi o femmine che siano, belli o brutti che siano.

Per fortuna che c'è la scuola, con queste famiglie, no?

ps
Non spargete la voce, ma un mio alunno del V ha trovato delle analogie tra l'analisi marxista della religione e la visione di Polibio sulla religio come instrumentum regni...

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18 aprile 2011
vita scolastica
someday stay gold - 2
(parte 1) Il posto in cui stiamo e' una boarding school, una mega struttura ottocentesca à la Cambridge, dove arriviamo verso le 5 e mezza del pomeriggio. I fanciulli sono divisi fra maschi e femmine in due casette attigue. In questa settimana gli studenti inglesi sono tornati a casa e le stanze in cui siamo sono le loro. Per i perversi metodi educativi degni dell'eta' vittoriana (pare si debba fare cosi' per avere un impero), le stanze delle camere non hanno la chiave - docenti compresi. In compenso c'e' un tavolo da biliardo che viene subito preso d'assalto. Bastano comunque 10 minuti e questa segregazione per genere porta immediatamente ad un clima di caserma con punte di omoerotismo a tratti inquietanti. La cena e' - brace yourself - alle 1830, in un salone dominato da ritratti di rettori di fine secolo e da scritte in latino (il monumento funebre per i caduti della I guerra mondiale ha un'iscrizione in greco! col congiuntivo aoristo!), ma si mangia anche abbastanza bene.

Dopo cena ci spiegano le REGOLE del college. In primis, non si puo' fumare e non dico dentro i locali, proprio non si puo' fumare in tutta la struttura - alla fine scopriamo comunque l'esistenza di due posti segreti - uno per docenti ed uno per alunni - in cui pare che le telecamere di sorveglianza non arrivino. Poi c'e' un altro divieto che, non ho capito perche', pare essere un MUST del sistema educativo inglese: sono vietate le gomme da masticare. In ogni caso, alle 2230 si deve ordinare ai fanciulli di stare nelle proprie stanze e questi - incredibilmente ci vanno.

Lo scopo principale del viaggio dovrebbe essere un progetto di integration presso una scuola locale, solo che, per motivi organizzativi, il tutto si concentrera' in un paio di giorni. Il primo contatto e' tutto sommato positivo; il liceo qui comincia alle 9 di mattina e tutti gli studenti locali sono, come e' normale in Inghilterra, in uniforme; ai nostri era stato chiesto di curare in particolare l'abbigliamento, per cui pure noi siamo tutti in ghingheri, anche se scopriamo che gli alunni dell'ultimo anno possono vestire piu' casual. I nostri vengono divisi in gruppetti e, accompagnati da un paio di alunni inglesi, fanno prima un tour della scuola, poi un po' di conversation (qui tra l'altro studiano - non benissimo, sembra, italiano) ed infine stanno un'oretta in classe ad assistere a delle lezioni (fanno anche cucina e falegnameria!). Fuori piove e quindi noi docenti affacciamo arditamente la testa per fumare o stiamo in biblioteca a correggere pile di compiti arretrati.

Il pomeriggio prevede attivita' sportive ed i nostri si dividono fra maschi e femmine per giocare - buttando decenni di coeducazione - a calcio e pallavolo. Anche oggi il coprifuoco e' alle 2230 e noi docenti cominciamo a sentirci un po' inutilii - il mio compito principale consiste nello svegliarli la mattina...

(continua...)


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16 aprile 2011
vita scolastica
un'idea di scuola
Copioeincollo questo post di Galatea, che merita.

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15 aprile 2011
vita scolastica
someday stay gold - 1
E cosi' da un giorno all'altro, uno si ritrova in Inghilterra colla classe. Per farla breve, all'inizio dell'anno avevo dato la mia disponibilita' di massima per accompagnare una classe nel sempre ambito (dagli studenti, raramente dai docenti) "viaggio d'istruzione", poi pareva non si partisse piu', poi pareva si partisse ma li accompagnasse un altro e poi (due giorni prima) salta fuori che devo essere a Fiumicino alle 7 di mattina, alla volta di Londra. MA non si tratta di un tradizionale "viaggio di istruzione" bensi' di una cosa molto, mooolto diversa...

A Fiumicino tutto scorre tranquillo (al giorno d'oggi i 15enni dell'alta borghesia non sono certo al primo viaggio in aereo) ed io riesco eroicamente anche a comprarmi quelle che chiamo le "cuffie da bambino ricco" (queste qua) - eroicamente, perche' l'impresa richiede una corsa tra un terminal e l'altro nonche' la dimostrazione che i controlli di sicurezza di Fiumicino permettono di passare impunemente dal gate X al gate Y ma non viceversa.

Compiuta la missione (malgrado una sterminata fila di ebrei ortodossi che ho incontrato al secondo check-in che ho dovuto fare, essendo uscita da una parte da cui chiaramente non si doveva uscire), sull'aereo scopro che la mia richiesta di avere un posto vicino al finestrino ha si' fatto in modo che finissi lontano dai ggiovani ma che capitassi in mezzo ad una quinta elementare (!), anch'essa impegnata in uno scambio linguistico. E così, anziché leggere la biografia di Bush, ho passato il viaggio a spiegare a Roberto e Carlotta che no, l'aereo non avrebbe impiegato due ore a cadere a terra se fossimo precipitati e che, si', eravamo sopra le nuvole. Lovely.


Il volo scorre comunque tranquillo (anche se un bambino ha davvero 'pucciato' i salatini nella Pepsi, giuro) e si arriva sani e salvi. Dopo aver conosciuto il nostro accompagnatore - il cui accento di Manchester turba i piu', veniamo caricati su un pullman (pare inoltre che da qualche anno qui anche i passeggeri debbano avere le cinture di sicurezza, cosa che impedisce il frequente passeggiare dei ggiovani su e giu' per il corridoio) alla volta di Londra. All'ora di pranzo veniamo mollati davanti al sempre interessante Science Museum dove mangiamo e poi lasciamo scorrazzare i ggiovani per un'oretta.

Intorno alle 4 siamo di nuovo sul pullman, alla volta della nostra destinazione finale...

(continua...)
1 aprile 2011
vita scolastica
pesce d'aprile da secchioni
Oggi c'era compito di latino, ed i ggiovani avevano messo la copertina del dizionario di greco su quello di latino e io ho pensato di aver sbagliato versione e già mi vedevo a dettare a memoria la prima Olintica di Demostene.

(adoro il mio lavoro)

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26 febbraio 2011
vita scolastica
er...
"Ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli".

Oltre al fatto che mi pare schizofrenico essere 'lo stato' e criticare la scuola 'dello stato', penso che nessuno dovrebbe inculcare niente a nessuno, ma casomai insegnare qualcosa, no?

Scritto meglio, sta qua.

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18 febbraio 2011
vita scolastica
serve ancora repubblica?
Una precaria scrive a Repubblica per lamentare la sua condizione di precariato permanente (io lo faccio da anni).

A mo' di provocazione afferma di poter "dire che il latino, la letteratura e la filosofia non servono a nulla
". A me pare ovvio sia una provocazione,  più o meno originale, per sottolineare come oggi lo studio 'matto e disperatissimo' conti assai poco, a repubblica.it invece pensano che il tema della lettera sia davvero l'opportunità o meno di insegnare nelle scuole il latino (non la letteratura e la filosofia, ugualmente citate, ma solo il latino, perché a repubblica.it hanno difficoltà con più soggetti al singolare messi di seguito, evidentemente) e partono subito con il loro 'sondaggio on line' sull'opportunità di studiare 'la lingua di Cicerone' nei 'programmi scolastici'.

Complimenti, avete proprio colto il punto della questione e prestato un ottimo contributo al dibattito sul precariato.

Alla collega invece direi che stamattina ho per caso incontrato sul treno un mio ex studente e e che scoprire che il tempo trascorso insieme è stato ben speso giustifica tutti gli inciampi incontrati per strada.
12 febbraio 2011
vita scolastica
provincie o province?
Secondo me non è un progetto politico, è pura incompetenza ed incapacità di fare le cose, da parte di chi davvero non capisce come funzionano.

Ora provo a spiegare (magari senza usare frasi non molto sensate, come "la liberalizzazione delle graduatorie" di cui si parla qui) la querelle del giorno.

Dunque, come già sapete (e sono 7 anni... ), un povero docente precario ha dei punti in graduatoria, punti che derivano da titoli di studio (alcuni seri, tipo la SSIS, altri ridicoli, tipo i master on line, ma questo è un altro discorso - io ne ho di tutti e due i tipi) e da mesi di supplenza (2 punti al mese, massimo 12 all'anno), punti che vengono aggiornati, prima una volta all'anno, ora ogni due anni. Queste graduatorie sono provinciali, per cui uno decide ogni volta in quale provincia mettersi, con i suoi bei punti.

Prima io potevo togliermi da Roma e mettermi, chessò, a Torino mantenendo i miei punti e sperare sia di avere supplenze annuali sia di entrare in ruolo (ogni anno viene immesso in ruolo un numero X di docenti da ogni graduatoria provinciale per classe di concorso. Quanti ne sono stati assunti a Roma nella mia classe di concorso l'anno scorso? 1. Quanti quest'anno? 0 - ottimo segnale per il futuro, direi).

L'ultima volta sono impazziti ed hanno deciso quanto segue: non si può cambiare provincia (il che è folle, perché uno non potrebbe decidere di andare a lavorare ad Oristano?) ma si possono indicare altre tre province nelle cui graduatorie si viene inseriti, ma in coda, a prescindere dal punteggio (la vulgata vuole che sia stata la Lega, che non voleva i terroni nelle scuole del Nord). Questo ha fatto sì che io rimanessi a Roma col mio bel punteggio ma che apparissi anche nelle graduatorie di altre tre province da me scelte ma in fondo, malgrado il mio punteggio mi avrebbe fatto diventare, chessò, ottavo a Bologna (attenzione a non fare un errore banale: essere ottavo a Bologna non è per forza meglio che essere 40esimo a Roma, se a Bologna ci sono 2 licei classici e a Roma 20).

Molti precari (non io, a mia difesa) hanno fatto ricorso, chiedendo di poter apparire anche nelle tre province 'minori' con lo stesso punteggio che hanno nella graduatoria 'principale' - 'a pettine', pare si dica. A rigore non avevano torto, perché l'Italia è UNA nazione, per cui la Laurea presa a Milano vale come quella presa a Cassino (sì, pure Cassino vale) e, fino all'anno prima, valevano anche i punti presi a Salerno, se uno da Salerno si trasferiva nella graduatoria di Milano, nei fatti si sono dati una zappata sui piedi, fomentando la 'guerra tra poveri' che da sempre ci caratterizza.

Il ricorso è stato vinto presso il TAR del Lazio, e recentemente confermato da una sentenza della Consulta, per cui (non ho capito se solo i ricorrenti o tutti quelli che hanno messo le tre provincie 'minori') le graduatorie sarebbero da rifare inserendo 'a pettine' migliaia di persone (conseguenze personali: vengo superato da valanghe di gente a Roma, guadagno inutili posizioni nelle tre province 'minori').

A questo punto, cosa pare fare il governo? Ritorna a come era prima, permettendo di spostarsi in una provincia mantenendo il punteggio, come sembrerebbe logico? Rifà da capo la legge, con principi magari costituzionali, come sarebbe nobile? No, blocca le graduatorie fino a settembre 2012, che vuol dire riaprirle a maggio 2013, "salvo gli adempimenti conseguenti" alla decisione della Consulta (cioè, inserimenti a pettine mentre gli altri non possono aggiornare il punteggio?). In pratica, se ne lava le mani, lasciando tutti in un baratro di incertezza più profondo di quello in cui pensavo fossimo già precipitati.

Complimenti a tutti...
3 gennaio 2011
letteratura
the end of the world as we know it

E' da quando facevo il liceo che correva voce che una nuova edizione del vocabolario di greco Rocci fosse "imminente".

Ci sono voluti vent'anni da allora, ma finalmente mi è arrivata la NUOVA EDIZIONE del ROCCI.

Addio a quel meraviglioso italiano ottocentesco (che sarà stato un po' retro già nel 1943) ed i suoi fo cagione e simili (si ritrova comunque un grazioso vita tapina), addio a quella disposizione grafica che ha accecato generazioni di studenti... resta la certezza di trovare tutto-ma-proprio-tutto, come l'aggettivo milphòs, "sofferente di caduta dei peli delle sopracciglia".

Grazie di esistere, ad una lingua così spaventosamente bella ed al Rocci. Nunc et semper.

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permalink | inviato da cheremone il 3/1/2011 alle 17:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
21 settembre 2010
vita scolastica
da fargli causa
Tra i tanti, ormai eccessivi, svantaggi del fare il precario, c'è anche quello di trovarsi con libri di testo che uno non ha scelto.

Quando nell'elenco dei testi in adozione ho trovato una "antologia monomodulare lisiana" chiamata Gàmos kaì oikìa (letteralmente 'matrimonio e casa/famiglia'), ho pensato due cose: che il libro sarebbe stato dei primi anni 2000, perché allora in didattichese andava di moda parlare di 'moduli' (e infatti è del 2003) e che sarebbe stato bello non fare ogni anno la solita orazione (immaginavo che ve ne sarebbero stati estratti, ma mi aspettavo anche, chessò, brani del Contro Simone o dell'orazione Per l'invalido o altro) e invece, la "antologia" è in realtà il testo integrale del Contro Eratostene. Oh gioia.
1 settembre 2010
letteratura
reading lysias

Curioso di vedere come all'estero si studiasse il greco antico (già ho Reading greek della Cambridge), ho preso un'edizione del Contro Eratostene di Lisia (tanto per andare sul sicuro), pubblicata in Inghilterra qualche anno fa. Il testo è rivolto a studenti fresh from Beginners courses (che potrebbe corrispondere a chi passa dal nostro ginnasio al liceo?) che vogliano "leggere un testo greco di una certa ampiezza e senza interventi facilitatori".

Già il fatto che il curatore dica 'leggere' e non 'tradurre' spiega parecchio della differenza tra il nostro metodo ipergrammaticale ed il modo in cui negli altri paesi si affrontino i classics. Qui lo studente si trova davanti non tre righe di greco con una pagina di note come da noi ma sei pagine fitte di testo in lingua da 'leggere', tre o quattro paginette che spiegano alcuni usi verbali (perfetto e piuccheperfetto, congiuntivo e ottativo) con esempi tratti dall'orazione stessa e poi un commento per ogni sezione in cui è divisa l'opera, con un vocabolario di riferimento e la spiegazione (e non mica la traduzione paro paro) di alcuni passaggi, con tutta l'attenzione rivolta non alla contestualizzazione del testo ma semplicimente alla sua comprensione (senza aprire, chessò, dibattiti sull'aumento in ei-, ma limitandosi a far notare che un paio di verbi lo presentano).

In una scuola, come la nostra, in cui questo testo viene affrontato all'ultimo anno di liceo classico, c'è molto da riflettere sull'opportunità, chessò, di stare mesi sulla 'declinazione attica' , sul 'duale' o sulle 'regole dell'accento'.
4 agosto 2010
vita scolastica
si ricomincia...

Sull'orrore rappresentato dalle graduatorie, ho già scritto (qua, qua, qua e qua, tipo); quest'anno ho guadagnato due posti (non so bene perché, qualcuno davanti a me sarà morto o avrà sposato una ricca ereditiera), in maniera apparentemente indolore (l'aggiornamento delle graduatorie, con la vexata quaestio del 'pettine' dovrebbe essere a questo punto nel 2011, credo), ma tanto, visti i tagli (lo sapevate che con la Riforma Gelmini al ginassio faranno due ore in meno di Lettere? Lettere? Al Ginnasio? Due ore IN MENO? Beh, sapevatelo!), la vedo tragica uguale.

Detto questo, per sentirmi peggio, ho letto Una vita da supplente, di tale Vincenzo Brancatisano (già autore di 'saggi' sul 'metodo Di Bella'). Mi sono sentito peggio non tanto per quanto racconta (quasi tutto già vissuto sulla mia pelle), quanto per il fatto che è scritto malissimo, in maniera confusa, con un'accozzaglia di citazioni - ora prese da documenti ufficiali ora da post in forum di precari - in cui è impossibile districarsi, con miriadi di ripetizioni da una parte e dall'altra. Mi sa che il libro definitivo sul precariato nella scuola italiano non è ancora stato scritto, o comunque non è questo.
25 giugno 2010
letteratura
e ora gli orali!
La terza prova è andata, ora arrivano gli orali. Nel frattempo, ho ritrovato la paginetta delle sue Memorie in cui Goldoni racconta di un suo esame e mi sembra a tema, con tanto di colpo di scena finale:

"L’anno letterario era inoltrato, e fui ricevuto nella classe inferiore come uno scolaro già formato e istruito per la superiore. Mi fecero alcune interrogazioni, risposi male: mi fecero spiegare, io balbettavo; mi si fece fare il latino: un mare di solecismi e modi barbari. Fui deriso, ed ero divenuto lo scherno de’ miei compagni: si divertivano essi a sfidarmi, tutte le mie battaglie erano perdite; mio padre era in disperazione; e io ero mortificato, sbalordito, e mi credevo stregato.

Si avvicinava il tempo della vacanze; si doveva fare l’esperimento della propria capacità, il che si chiama in Italia latino del passaggio, perché questo piccolo lavoro deve decidere del merito degli scolari, o per farli salire a un’altra classe, o per farli rimanere nella medesima. Tale era al più la sorte che dovevo augurarmi.

Arriva il dato giorno; il reggente detta, gli scolari scrivono, ognuno meglio che può. Riunisco tutte le mie forze; mi rappresento al pensiero il mio onore, la mia ambizione, il mio genitore, mia madre, vedo che i vicini mi guardano con la coda dell’occhio e ridono: facit indignatio versum. La rabbia e la vergogna mi accendono: leggo il tema, sento fresca la testa, leggera la mano, feconda la memoria: termino prima degli altri, sigillo il mio foglio, lo porto al reggente e parto contento di me.

Otto giorni dopo si chiama e si aduna la scolaresca; si pubblica la decisione del collegio. Prima nomina: Goldoni nella classe superiore. Ecco un frastuono universale nella medesima, e si tengono molti indecenti discorsi. Si legge ad alta voce la mia traduzione; neppure uno sbaglio di ortografia: mi chiama il reggente alla cattedra, e mentre mi alzo per andarvi, vedo mio padre alla porta e corro ad abbracciarlo".

Giova dire che nelle sue Memorie Goldoni tende ad inventarsi quasi tutto, ma la paginetta è comunque ben scritta ed io adoro i colpi di teatro. In bocca al lupo!

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25 giugno 2010
vita scolastica
prima prova 10-, seconda 3
Sul sito di Repubblica ci sono due articoli di Salvo Intravaia: il primo fa qualche confusione ma cerca di spiegare una delle cose che rovina questo paese. Nell'altro, c'è un grave errore, in quanto si afferma che la Terza Prova "verte su tutte le materie dell'ultimo anno, escluse quelle oggetto del primo e secondo scritto". Ciò, a quanto ne so, è falso, anche se, nella prassi, si evita di solito di riproporre 'italiano' e quanto scelto per il II scritto. Ma, ripeto, se si vuole, si può fare - poi non lo fa nessuno, eh.

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23 giugno 2010
vita scolastica
ci sarà un motivo per il quale dico che il Rocci è meglio del GI, no?

La prima impressione, vedendo la versione di greco e le sue 16 righe e mezzo, è stata di orrore. Il fatto che cominciasse con un familiare “Io, o uomini Ateniesi” (che si poteva anche tradurre con “o giudici”, eh) ha rincuorato gli animi, riprecipitati nel panico nella terza parte del testo. Ecco, come tradizione, la versione cheremonea e qualche osservazione sparsa:

Io infatti, o Ateniesi (già da qui si capiva che il testo viene dalla prima metà dell'Apologia, perché solo a condanna avvenuta Socrate riconosce ai giudici il titolo di “giudici” - questa è una secchionata di prima classe), non ho mai ricoperto nessuna carica politica in città, ma sono stato membro della Boulé (l'uso un po' tecnico del verbo bouleuo non era ovvissimo); e infatti la nostra tribù Antiochide si è trovata a svolgere la funzione di presidenza della pritania (altro tecnicismo giuridico, e la non rarissima costruzione di tunchano col participio) quando voi decideste di processare tutti insieme i dieci strateghi che non avevano recuperato (i cadaveri) dopo la battaglia navale (delle Arginuse del 406aC) (qui i problemi sono parecchi, in primis legati alla contestualizzazione: nell'ultima fase della guerra contro Sparta, Atene ottenne qualche sporadico successo ma, in un clima di disfattismo e di paranoia, gli Ateniesi commisero alcuni gravi errori. La battaglia delle Arginuse fu un successo ateniese ma i comandanti della flotta, a causa di una tempesta, non raccolsero i cadaveri dei loro soldati dal mare, negando quindi ad essi il sacro diritto di sepoltura. Questa decisione, motivata da fattori atmosferici, esacerbò gli animi già angosciati dall'andamento della guerra e si decise, in maniera tecnicamente illegale, di processare e condannare a morte i 10 strateghi responsabili con un processo sommario e non, come stabiliva il diritto attico, con singoli procedimenti giudiziari. Ora, questa pagina platonica non è sconosciuta ed io stesso l'ho citata in II liceo mentre leggevamo altre parti dell'Apologia, ma è un testo che richiede competenze extratestuali che ci si potrebbe augurare i maturandi abbiano, ma che non è detto che abbiano davvero. Grammaticalmente poi, alcuni passaggi possono risultare un po' ostici – ma il significato corretto di ana-airéo era sia sul Rocci sia sul GI – i due vocabolari più diffusi a scuola), illegalmente, come poi parve a voi tutti in un secondo momento.

A quel punto io, unico fra i pritani, mi opposi all'idea che voi faceste qualcosa contro la legge (o anche mi opposi a voi per non fare io) e votai contro; e, (genitivo assoluto con valore concessivo!) sebbene i politici (traduzione un po' forzata di 'retori', ma adatta al contesto) fossero pronti a denunciarmi e a citarmi in giudizio e voi li spronaste e gridaste a gran voce, io ritenevo che dovessi correre un rischio, stando dalla parte della legge e della giustizia, piuttosto che unirmi a voi che decidevate cose non giuste, per paura del carcere o della morte (è una delle frasi più belle della letteratura greca, quella in cui la Legge con la maiuscola ha la meglio sulla legge con la minuscola, e preferisco il carcere o la morte che disobbedire alla mia coscienza, tié).

E tali cosa accadevano quando c'era ancora la democrazia; quando poi s'instaurò la tirannide, i Trenta (tiranni) (anche qua serve un po' di contesto: sconfitta Atene, in città si instaurò un regime tirannico filospartano che vessò la città con lacrime e sangue, poi abbattuto da Trasibulo e dai democratici l'anno dopo – Socrate, che era stato vicino ad alcuni dei Trenta come Crizia, si oppose alla dittatura a rischio, come dice qui, della propria vita), dopo avermi mandato a chiamare come quinto nella Rotonda (frase fatta sul Rocci e non sul GI!), mi ordinarono di andare a prendere da Salamina Leone di Salamina, affinché fosse condannato a morte (qui Socrate cita un episodio di un paio d'anni dopo, quando preferì rischiare la condanna a morte sotto i Trenta Tiranni piuttosto che eseguire un ordine di arresto ingiusto ed illegale – la Rotonda, citata anche dopo, è il palazzo in cui si riunivano i pritani di cui sopra – altro riferimento non limpidissimo ai ggiovani); (i Trenta) ordinavano tali cose e molte altre a molte altre persone, volendo riempire (la Rotonda, sottinteso!) di più colpevoli possibile.

Allora io non a parole ma coi fatti ho dimostrato che a me della morte importa – se non fosse un po' rozzo a dirsi (un brutto inciso, che si poteva anche omettere) – proprio niente (una brutto avverbio spiegato sul Rocci ma non sul GI!), invece del non fare nulla di ingiusto od empio, di questo mi importa moltissimo.

Infatti quell'ordine (io tradurrei così, pensando al comando specifico di arrestare quel Leone, ma forse si potrebbe intendere quel potere, cioè il regime dei Trenta) non mi spaventò, pur essendo tanto duro, a tal punto da farmi commettere qualcosa di ingiusto ma, quando andammo via dalla Rotonda, quei quattro andavano a Salamina ed arrestarono Leone, io invece me ne tornai a casa.

La pagina è molto, molto bella – e non è difficilissima in senso assoluto. Contesto e alcune espressioni tecniche potrebbero aver creato non pochi problemi...

23 giugno 2010
vita scolastica
siamo tutti italianisti

Io avevo il secondo turno di assistenza, quindi sono arrivato a scuola verso le 11:15 e ho poi passato la maggior parte del tempo a capire come funziona l'utilissimo software del ministero per la verbalizzazione degli esami (si chiama, non so perché, 'conchiglia'), per cui stamattina non ho potuto guardare con moltissima attenzione le tracce dello scritto d'Italiano. Ma ora si rimedia (le tracce stanno qua – dove si scopre con sorpresa che 'lingua ladina' e 'lingua tedesca' hanno la stessa prova, in tedesco):

L'analisi del testo proponeva un Primo Levi 'minore', impegnato in una riflessione sul senso della lettura; il brano è bellino, ma temo che i ggiovani non abbiano necessariamente colto il riferimento a Borges (“non nel senso borgesiano di autoantologia”) e alla Bibbia (si cita Deuteronomio 6 7: “stando in casa, andando per via, coricandosi e alzandosi”, con conseguente analogia tra lettura e Torah); la domanda di approfondimento (“Proponi una tua interpretazione complessiva del brano e approfondiscila con opportuni collegamenti al libro da cui il brano è tratto o ad altri testi di Primo Levi. In alternativa, prendendo spunto dal testo proposto, proponi una tua «antologia personale» indicando le letture fatte che consideri fondamentali per la tua formazione”) era a rischio, perché di Primo Levi solitamente si conosce solo Se questo è un uomo, che poco si presta all'argomento 'lettura' – a meno che lo studente non abbia davvero letto tutto il libro e ricordi la magistrale pagina in cui Levi cerca di ricostruire a memoria il canto XXVI dell'Inferno di Dante (“fatti non foste per viver come bruti / ma per seguire virtute e canoscenza”, frasi che in un lager risultavano davvero aliene) – per evitare forzati e sgradevoli collegamenti, i più avranno optato sull'intrigante idea di una “antologia personale” - io avrei messo Il giovane Holden di Salinger e American psycho di Bret Easton Ellis e sarei stato verosimilmente bocciato.

Il primo saggio breve aveva come tema “Piacere e piaceri”, non mi è parso molto stimolante ma si reggeva in piedi – un po' scandalosa l'assenza di Epicuro dal dossier. Grazie a dio, c'era Leopardi.

Il secondo saggio breve, “La ricerca della felicità” era bellissimo, ma prevedo catastrofi: l'ambito del saggio era sotto la voce “socio-economico” e, come faceva intendere il riferimento alla Costituzione italiana e l'articolo de La stampa, il tema doveva essere impostato sui meccanismi economici dietro il concetto di felicità e sul legame tra benessere economico, libertà sociale e felicità – secondo me, i ggiovani non se ne saranno accorti, ma forse neanche le commissioni...

Il terzo saggio breve è invece quello che ho trovato assolutamente più discutibile, nella scelta, nella contestualizzazione e nell'impostazione; il titolo era un pretenzioso “Il ruolo dei giovani nella storia e nella politica”, seguito da un giornalistico “parlano i leader” che si poteva anche evitare. Quattro i testi proposti: discorsi di Mussolini, Togliatti, Moro e un passo della Centesimus annus di Giovanni Paolo II (testi compresi tra il 1925 ed il 1991, un po' poco per il ruolo dei giovani nella Storia). La scelta di un discorso di Mussolini, presentato come leader alla pari di due padri costituenti come Moro e Togliatti potrebbe anche sembrare offensiva, se poi a questo si aggiunge la totale de-contestualizzazione del discorso stesso, le cose si fanno gravi, se non scorrette. Il testo mussoliniano recita: «Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l’arco di Tito? Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. (Vivissimi e reiterati applausi — Molte voci: Tutti con voi! Tutti con voi!) Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda; se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! (Applausi). Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! (Vivissimi e prolungati applausi — Molte voci: Tutti con voi!)». Quello che mi ha turbato in modo particolare è il 'tutto quanto è avvenuto' di cui Mussolini si definisce, orgogliosamente, responsabile politicamente. Il discorso è del 3 gennaio 1925 (e questo è precisato agli studenti), il 'tutto quanto è accaduto' è, cosa che gli studenti potrebbero sapere di loro ma che non viene specificato, è l'omicidio di Giacomo Matteotti, cioè il preciso momento storico in cui il Fascismo passa da “passione superba della migliore gioventù italiana” (e molto è stato scritto sul sostanziale tradimento del giovanilismo fascista da parte del fascismo fattosi sistema) a Dittatura. Su come poi questo c'entri con i giovani e la politica, non saprei. Oltre a questo, una sorta di catechismo comunista di Togliatti che fa quasi tenerezza per la sua ingenuità, un discorso di Moro non sempre chiarissimo ma bellino e il testo di GP2, tratto da un'enciclica che nulla c'entra coi giovani (la Centesimus annus è un discorso di dottrina sociale, scritto in ricordo della Rerum novarum di Leone XIII, il testo in cui la Chiesa condannava tanto il liberismo sfrenato quanto il comunismo materialista). Se si voleva dimostrare che gli Italiani sono catto-fascio-comunisti e votano la DC, la scelta è stata azzeccata. Qualunque altra cosa si volesse dimostrare, no.

Mi sono sfogato sul terzo saggio breve, ma il quarto merita il suo spazio, e che passerà alla storia come 'il tema sugli UFO'. Mi limito a dire, oltre che Star Trek si scrive come l'ho scritto io, che un'affermazione come “logica e metodo scientifico non sembrano efficaci nello studio degli UFO per i quali qualsiasi spiegazione è insoddisfacente e/o troppo azzardata” butta nel cesso quattro secoli di pensiero razionale e mi fa, letteralmente, paura. Rimando a una persona ragionevole, che tra l'altro ha notato pure lui la svista ortografica.

Il tema storico era decisamente bello, ma impossibile (dubito che uno studente arrivi a studiare il Trattato di Osimo del 1975) ed eccessivamente specialistico. Pare infatti che sia stato scelto da qualcosa come lo 0,6% degli studenti. Peccato, perché meritava.

Il tema di ordine generale muoveva da una superflua citazione aristotelica (tra l'altro non è chiaro da dove derivasse, ed il collegamento esplicito tra musica e catarsi non mi pare mai così esplicito nei testi, ma potrei sbagliare) per chiedere agli studenti di riflettere su “funzioni, scopi e usi della musica nella società contemporanea”, anche con “personali esperienze di pratica e/o di ascolto musicale”. Tema alla portata di tutti, ad enorme rischio di banalità ma forse anche capace di offrire qualcosa di valido.

Ora greco...

17 giugno 2010
vita scolastica
cerchi che si chiudono
 

E', ahimé, finita la prima stagione di Glee. Senza anticipare niente per chi non ha visto il finale, diciamo solo che la puntata (con annesso mini album) verte, teoricamente, sulla gara regionale cui i nostri partecipano (e c'è una nuova versione di Don't stop believin' che supera, di molto, la precedente). In realtà, la puntata è anche l'occasione, per alunni e professori, di riflettere sul 'viaggio' vissuto nell'anno scolastico e mi è quindi venuto in mente che una delle mie classi è quasi come Glee (ci sono più o meno tutti, compreso uno con la cresta e una che canta come Rachel).

In tutto questo, i ragazzi mi hanno regalato In alto a sinistra di Erri de Luca e mi hanno detto di leggere in particolare il secondo racconto, Il pannello. Si parla di un professore, Giovanni La Magna, e siccome la vita è sempre un cerchio che si chiude, la mia prima grammatica al ginnasio era proprio quella di Giovanni La Magna.

Ce l'ho ancora, e se non mi ricordo la classe di un verbo greco, è lì che guardo.

13 maggio 2010
vita scolastica
il senso delle proporzioni

Visto il farneticante articolo di Pierluigi Battista sul Corriere, giova forse ricordare che le cose non stanno come lì si scrive e che sarebbe il caso di informarsi prima di aprire bocca o scrivere bugie – e lo dico da persona che ritiene estremamente discutibile la presenza dell'insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole, a maggior ragione quando i docenti che la insegnano sono pagati dallo Stato ma selezionati dalla CEI con criteri autonomi un filino discutibili (un insegnante di religione rischia di perdere la cattedra se divorzia o se è apertamente omosessuale – ed è un dipendente statale!).

Le cose, a scuola funzionano così: per ogni anno del triennio superiore ogni alunno promosso alla classe successiva riceve dei 'crediti' che vengono calcolati a seconda della media di tutte le materie, condotta compresa. Il 'giudizio' di religione non contribuisce a formare questa media, né potrebbe contribuirvi, visto che è espresso con dizioni come 'sufficiente', 'ottimo' etc. che non possono essere comparate a voti quali '7' o '9'. E quindi il titolo dell'articolo 'La religione a scuola fa media' è privo di senso.

La legge stabilisce una chiara corrispondenza fra la media così calcolata (senza dunque tenere conto della religione, come detto) ed il punteggio di credito; chi, ad esempio, ha al primo anno di triennio una media del 6,3 ha diritto a 4 o 5 punti di credito. Chi decide se attribuire 4 o 5 punti? Il Consiglio di classe, tenendo conto di parametri come l'impegno, la presenza, la partecipazione al dialogo educativo etc. Fra questi parametri, non esiste l'avvalersi o meno dell'insegnamento della religione cattolica.

La precedente sentenza del TAR del Lazio aveva escluso la partecipazione del docente di religione dalla discussione per l'attribuzione del credito per gli alunni che si avvalgono di tale insegnamento, il Consiglio di Stato ha riammesso detta partecipazione del docente

In pratica, se l'alunno X non si avvale dell'insegnamento della religione cattolica, sono solo gli altri docenti (nel mio I, ad esempio, siamo in 7) che decidono all'interno della fascia di punti legata alla media quanti crediti attribuire (4 o 5, nel nostro esempio). Se l'alunno Y si avvale, invece, dell'insegnamento della religione cattolica a decidere il punteggio di credito (legato sempre alla media, che non comprende la religione cattolica) siamo in 8 (cito: Del resto, chi segue l’insegnamento della religione (o di altro corso alternativo) non avrà per ciò solo automaticamente un punteggio aggiuntivo in sede di credito scolastico, ma si terrà conto, ai fini dell’attribuzione del punteggio che valuta la sua carriera scolastica, anche del giudizio espresso dall’insegnante di religione o di altro insegnamento sostitutivo). E' la stessa cosa che succede se si vota per la non ammissione di un alunno alla classe successiva: si vota in 8 (più preside, in caso di parità) se il fanciullo fa religione, in 7 se il fanciullo non fa religione. Ma questo era già così.

C'è dunque un vantaggio intrinseco nell'avvalersi dell'ora di religione? In un certo senso sì, in quanto chi se ne avvale ha una voce in più sia nell'attribuzione del credito scolastico sia nella votazione per la non ammissione alla classe successiva (e questo secondo punto, non toccato dalle sentenze in discussione, mi sembra più significativo della scelta se dare 4 o 5 crediti), voce che, nell'immaginario, è sempre favorevole allo studente.

Ma prima di aprire un dibattito, sarebbe il caso che i giornali spiegassero esattamente come stanno le cose, no?

22 aprile 2010
vita scolastica
Where the sun is always out and you never get old - 5

(qui la quarta parte). Saranno stati i troppi arancini o la terrificante escursione termica (dai 2 gradi dell'Etna ai più di 20 del mare) ma il viaggio alla volta di Taormina è funestato da gente che comincia a stare male, con conseguenti soste a catena di tutti e tre i pullman che abbiamo. A rendere più complicate le cose è il fatto che Taormina sta in cima
a un monte e a noi ci lasciano sotto, in un desolato parcheggio, in attesa di fantomatiche 'navette' che dovrebbero fare la spola fra su e giù.

Quando arrivano le navette, è quasi mezzogiorno e i miei stanno giocando a pallone in mezzo alla statale. Alla fine ci caricano (con qualche fatica) e arriviamo nella cittadina, che, come temevo, è un po' 'finta'. La vista sul mare sottostante è notevole e gli scorci medievali meritano, ma per il resto è tutto un sovrapporsi di negozietti da turisti. Dopo pranzo, ritroviamo la noiosissima guida che ci porta al teatro greco, che visitiamo in maniera confusissima ed è un peccato, perché il posto meriterebbe ben altro. Ore spese ad aspettare la navetta e poi via, alla volta di Catania, con sempre più alunni malaticci a bordo e altre soste.

Intorno alle 1830 siamo a Catania e liberiamo le ciurme lungo la via Etnea, a comprare qualcosa da mangiare per evitare di dilapidare patrimoni a bordo della nave. Stanchi morti, ci imbarcano intorno alle 20.00, in un viaggio che già si preannuncia terribile. La partenza è prevista per le 22.30 ma inspiegabilmente si salpa intorno a mezzanotte e fuori Catania incontriamo un mare allegramente mosso.

Della notte a bordo restano solo immagini confuse: fanciulli e fanciulle che vomitano, ragazzi che giocano a Twister mentre la nave barcolla, il medico di bordo che insegue studenti armato di siringhe, personale della nave che spazza per terra e sparge segatura, bambini di 4 anni che urlano, io che gioco a scacchi e perdo in maniera imbarazzante, fanciulli (miei) che saltano divertiti, fanciulle (mie) chiuse in cabina moribonde, studenti che scoprono con entusiasmo di soffrire il mar di mare, altoparlanti che chiamano alunni (miei) che non si sono mai imbarcati e in generale un'atmosfera da ultima sera sul Titanic. Epico.

La mattina, verso le 11, cominciano a riaffacciarsi i primi volti assonnati (alcuni avranno dormito ininterrottamente dalle 10 della sera prima) e l'ennui regna sovrana, mentre la nave, per fare prima, pare aver cambiato rotta e siamo in mezzo al mare, per fortuna un po' più calmo. Altre partite a scacchi (esistono studenti che sanno cosa sia l'arrocco, scopro con orrore) e giochi vari. Arrivo previsto: ore 17:00. Arrivo reale: ore 20:00.

Anche questa è fatta, e pare ci sia andata meglio che ad altri (una mia classe, con percorso analogo, il primo giorno è arrivata in albergo alle 2 di notte, il mio terzo, causa nube vulcanica, rischia di non andare da nessuna parte).

Poi si leggono notizie come questa e si pensa, egoisticamente, che potevamo essere noi quando giocavamo a pallone in mezzo al paese, quando facevamo le fote a Siracusa, quando attraversavamo gallerie , quando guardavamo l'alba dal ponte della nave, quando scalavamo l'Etna, quando salivamo sui faraglioni, quando stavamo seduti sotto un portone a chiacchierare. Quando, insomma, c'era sempre il sole e non eravamo mai vecchi, come dice questa canzone. Gli dèi, evidentemente, ci hanno sorriso.

19 aprile 2010
vita scolastica
Where the sun is always out and you never get old - 4

(qui la terza parte) Non è che ad Aci Reale ci sia molto da fare, quindi per l'ultima sera in Sicilia torniamo nella piazza deserta della sera prima, solo che questa volta abbiamo un pallone, per cui la cosa si fa interessante, con tanto di partita con gli sparuti locali. Il giorno dopo, ci attendono due tappe per me nuove, l'Etna e Taormina.

Delle due tappe, l'Etna mi pare quella più intrigante (Taormina mi suona un posto finto, tipo Portofino), ed effettivamente merita. E' un po' lunga arrivarci, con la nostra carovana di tre pullman e una guida che parla ininterrottamente del nulla per circa due ore. Il colpo d'occhio è comunque notevole, ed è curiosissimo passare in poco tempo dal mare a un paesaggio che, metro dopo metro, sa sempre più di montagna. Pian piano si cominciano a vedere le colate degli ultimi anni, che lambiscono le case e gli alberghi (va bene che il suolo è particolarmente fertile, ma a me sembra folle mettersi a costruire case alle pendici o proprio sopra un coso del genere). Io avevo capito che saremmo arrivati a un rifugio a 1400 metri slm e che avrebbe fatto un po' freschino, ma nulla mi avrebbe preparato al fatto che il rifugio è in realtà a 1900 metri slm e che la temperatura è POLARE (io poi sono furbamente in pantaloni corti perché mi sentivo montanaro e mi aspettavo un contesto à la Tutti insieme appassionatamente) – ci manca solo la neve (che arriverà, eh). Il pullman ci molla davanti al rifugio e la guida sparisce nel nulla.

La massa indistinta di adolescenti spontaneamente sale alle volta dei Crateri Silvestri più piccoli, per quanto coperti da una fittissima nebbia, e io dietro, preoccupatissimo che loro cadano nel vuoto sottostante. E' impossibile capirci qualcosa, per cui dopo un po' torniamo al rifugio.

La maggior parte dei fanciulli si getta sui salsicciotti che vendono davanti al rifugio ma, avendo ancora una mezz'oretta a disposizione (utile, salire fin qua su per restarci meno di un'ora, vero?), con i soliti quattro maschietti tentiamo la scalata a un cratere più impegnativo. Loro scattano tipo velocipedi, io arranco con fatica (la roccia vulcanica tende a farmi scivolare, e ogni 10 cm in sù sono 15 in giù, più o meno) ma alla fine arrivo in un posto che pare un altro pianeta:


Per la discesa, ci sembra troppo facile passare per la strada che abbiamo fatto all'andata, per cui ci lasciamo scivolare sulla parete, 'surfando' sulla roccia (temo esistano foto che mi ritraggono nell'impresa) e distruggendo di conseguenza un paio di pantaloni. Ovviamente, comincia a nevicare. Si torna in pullman e via, verso Taormina, con l'impressione di aver fatto qualcosa di speciale. (continua...)

15 aprile 2010
vita scolastica
Where the sun is always out and you never get old - 3

(qui la seconda parte) I tempi sono stretti, e in fretta e furia ci portano a Ortigia per una breve visita della chiesa di santa Lucia (trionfo del neopaganesimo siciliano, un po' perché la chiesa è costruita sulle colonne del vecchio tempio di Atena e un po' perché vi sono pezzi di santa come reliquia). Il pranzo è libero, e io porto i miei alla fonte Aretusa, poi con quattro maschietti tentiamo l'assalto ad una specie di fortezza che chiudeva poco prima, e finiamo col mangiare i panini dell'albergo davanti alla facoltà di Architettura (conseguenti raccomandazioni mie di iscriversi a facoltà vere e non a sociologia).

A questo punto inizia l'epopea dei due palloni. Il primo, un supertele blu, ce lo regalano dei tizi che stavano su un peschereccio carico di palloni (che Siracusa sia il centro mondiale del contrabbando di Supertele?), mentre il secondo, un pallone in cuoio che aveva visto tempi migliori, ce lo regala una seconda barca, per non sfigurare con la prima. Il supertele ci abbandonerà presto, perché, quando arriviamo a Noto, i miei si mettono a giocare a pallone nel parcheggio, la palla viene intercettata da un bambino tedesco di due anni che non vuole ridarcelo e i miei hanno paura che pianga, per cui il pallone resta al piccolo Schultz; per evitare che si facciano rubare anche l'altro pallone, lo sequestro, mentre ci raggiunge la guida, una curiosa figura di notiense doc che riesce, miracolosamente, a coinvolgere i ragazzi, grazie a canzoncine in dialetto, ninne nanne struggenti sulla storia di infelici fanciulle costrette al monachesimo e raccontini piccanti sulle tresche extramatrimoniali di Ferdinando II di Borbone (io l'ho sempre detto che i Borbone hanno rovinato il meridione).

Scopriamo inoltre che Guido Bertolaso ha regalato un organo alla cattedrale di Noto, cattedrale i cui pavimenti sono stati scelti da Vittorio Sgarbi e madrina dei restauri è stata Milly Carlucci. L'Italia è davvero un paese disperato.

Prima di lasciare Noto, ci abboffiamo di cannoli e arancini mentre il pullman muove alla volta di Aci Reale. Ah, i miei hanno scoperto PhotoBoot:

(continua)

12 aprile 2010
musica
Where the sun is always out and you never get old - 2
(qui la prima parte) Io avevo capito che appena sbarcati saremmo stati un'ora a Catania, invece siamo finiti ad Aci Trezze, il paese dei Malavoglia (io avevo sempre pensato fosse un posto inventato, tipo 'la terra di Mezzo'), con tanto di Casa del Nespolo (ma di lupini neanche l'ombra); sul lungo mare ci sono dei faraglioni (lanciati da Polifemo contro la nave di Odisseo, tipo) sui quali i ggiovani prontamente si arrampicano, verosimilmente sotto la nostra responsabilità.

Riusciamo comunque a mangiare il primo di molti arancini e a ritrovare il pullman, che ci porta in albergo, ad un'altra Aci (Reale). L'ultima volta l'albergo era perso nel nulla e sapeva molto di colonia del ventennio, ma ora siamo in un hotel un po' pretenzioso (malgrado la carta da parati in camera mia sia alquanto cedevole), più o meno nel centro della cittadina. Non sto qui a descrivere l'epopea dell'ottenimento chiavi delle stanze, né la vastità dei corridoi né il numero smisurato di adolescenti che vi si aggirano prima di cena, ma è immaginabile.

Per il dopocena, l'appuntamento è nella hall alle 22:00, ma coi miei usciamo solo alle 22:25 (i cinque maschietti della classe si fanno aspettare, causa partita), alla volta del 'centro' di Aci Reale. La cittadina è baroccheggiante (tutta la Sicilia a me pare solo un immenso palcoscenico barocco) e ci sono un paio di piazze carine, con dei bar di cui noi sembriamo essere gli unici avventori. Sperimento la prima granita del viaggio, mentre i miei sono presi in una discussione ecclesiologica sui recenti scandali pedofili. Si avvicina la mezzanotte e il compleanno di un mio fanciullo, per il quale i compagni hanno comprato una bottiglia di spumante e così brinndiamo, in un paesello che si fa sempre più deserto man mano le altri classi tornano in albergo.

Il fatto ha voluto che avessimo un solo giorno interamente su suolo siciliano e la tabella di marcia prevede la sequenza classica Siracusa-Noto, per cui tentiamo una sveglia alle 06:45 che viene intesa da alcuni dei miei come 07:55.

Caricati a forza in pullman, la carovona si muove verso le 08:20, aggirandosi per le stradine di Aci Reale alla volta di Siracusa, dove arriviamo verso le dieci e dove scopriamo che ci siamo persi un pullman per strada. Salterà poi fuori che sono stati fermati dai Carabinieri che, in un delirio di legalismo sfrenato, hanno voluto controllare tutto, comprese le ultime verifiche dell'estintore e l'utilizzo del disco orario negli ultimi tre giorni (qui sarebbe da aprire una parentesi sulla presenza dello Stato in Sicilia, quasi soffocante per quando riguarda vigili urbani e spesso latitante nei troppi nodi ancora irrisolti).

Alla fine ci raggiungono e possiamo cominciare la visita della nea polis (senza, ahimé, il museo). E così si torna alle Latomie e al teatro, che è sempre uno spettacolo. Poco sopra il teatro c'è lo sbocco di un acquedotto romano, sotto il quale facciamo la doverosa foto di classe, non senza un paio di cadute nella pozza sottostante... (continua)

11 aprile 2010
vita scolastica
Where the sun is always out and you never get old - 1

L'ultima volta in Sicilia fu un viaggio tranquillissimo in aereo (un po' meno al ritorno), nel quale, con un'oretta di volo arrivammo sereni e felici in quel di Catania. Questa volta, le cose sono un po' diverse, grazie ad un'organizzazione, come dire, discutibile. Intanto i numeri:
  • totale di classi coinvolte: 10

  • totale alunni: 152

  • totale docenti: 10

  • totale docenti affidabili: non pervenuto

  • totale di ore previste per il viaggio: 37

  • totale di ore previste sul suolo siciliano: 48

La partenza della nave è prevista per le 22:30 dal porto di Civitavecchia e, manco dovessimo andare nello Yemen, ci viene detto di trovarci al porto per le 20:00. La prima sorpresa è che io non risulto nell'elenco dei partecipanti e pertanto non ho una cabina sulla nave (la cosa sarà, deo gratias, risolta a bordo).

Imbarcati intorno alle 21, la prima ora è trascorsa dall'indistinta massa di adolescenti nnel sistemarsi nelle cabine, mentre io in cabina guardo 24. Non esistono opzioni per la cena (intanto la nave salpa, con più di un'ora di ritardo) se non l'esoso self-service di bordo, con i ragazzi che si dividono tra spendaccioni (15 euro per una fettina panata e due patatine fredde) e ribelli (che vanno avanti a bustine di zucchero e alpenliebe); come già appurato nel mio primo viaggio in nave con la scuola, è impossibile tenerli fermi, e loro giocano a Twister (giuro) e a Uno.

La notte scorre 'tranquilla' (tranne che per il freddo delle cabine) e la mattina, verso mezzogiorno, siamo in vista di una 'montagna che fuma' (lo Stromboli, credo). Consueto pranzo esoso (i miei ribelli si sono dati al manzoniano assalto ai forni e vanno avanti a pane e acqua), noia esistenziale a bordo e siamo in vista dello stretto di Messina, con un'ora di ritardo. In tv c'è Beautiful e i ragazzi girano mezzi addormentati e annoiati per la nave, mentre la volenterosa collega di matematica tenta di costruire un sistema per far entrare tutti i fanciulli nelle camere d'albergo, in combinazioni 4-3-2; giova ricordare che via telefono l'albergo cambierà un paio di volte il numero/combinazione di stanze, costringendoci ad inimmaginabili calcoli. Verso le 18, si vede terra all'orizzonte... (continua)

17 marzo 2010
vita scolastica
il mare ispira ai borghesi pensieri profondi

Non so da voi, ma quando andavo a scuola io, circa 100 giorni prima dell'esame di maturità si faceva una sega collettiva di tre giorni e si andava da qualche parte (noi ad Arcinazzo, mi pare – il mio III dell'anno scorso andò in Spagna), motivo per il quale, verso febbraio e marzo, i corridoi delle scuole (e a Roma anche via del Corso) si riempiono di 18-19enni che vanno in giro brandendo una scatola di scarpe a chiedere soldi per 'i 100 giorni del III B'.

Ho sempre pensato fosse una tradizione nazionale ma in provincia le cose sono diverse, e nella scuola di quest'anno 'i 100 giorni' sono quella giornata in cui, dopo sega collettiva (questa rimane) i ggiovani, vestiti elegantissimi, vanno a pranzo fuori coi professori (sì, sembrava mostruso anche a me).

Così stamattina, sbollita la mia furia per non aver potuto leggere la seconda parte dell'agone tra Bdelicleone e Filocleone e dopo aver organizzato in I un Trivial Pursuit di greco (siamo in cogestione!) con domande del tipo 'quale epiteto omerico indica che Atena fosse chiaramente una divinità preindoeuropea?' (domande inventate dai miei alunni, eh), siamo andati a pranzo, professori e alunni.

Il ristorante era a Santa Severa, proprio sulla spiaggia. Guardando le onde, con a sinistra il vecchio castello e davanti un mare che sembra sterminato, mi è venuta in mente una pagina di Glamorama di Bret Easton Ellis, che non c'entra niente col mare ma che dice tanto sul mio III e su quello che c'è al di là del mare:

I'm drinking a glass of water in the empty hotel bar at the Principe di Savoia and staring at the mural behind the bar and in the mural there is a giant mountain, a vast field spread out below it where villagers are celebrating in a field of long grass that blankets the mountain dotted with tall white flowers, and in the sky above the mountain it's morning and the sun is spreading itself across the mural's frame, burning over the small cliffs and the low-hanging clouds that encircle the mountain's peak, and a bridge strung across a pass through the mountain will take you to any point beyond that you need to arrive at, because behind that mountain is a highway and along that highway are billboards with answers on them -- who, what, where, when, why -- and I'm falling forward but also moving up toward the mountain, my shadow looming against its jagged peaks, and I'm surging forward, ascending, sailing through dark clouds, rising up, a fiery wind propelling me, and soon it's night and stars hang in the sky above the mountain, revolving as they burn. The stars are real. The future is that mountain.


PS

sta per arrivare Cheremone in Sicilia 2...
8 gennaio 2010
cinema
il ramo d'oro


Come l'anno scorso, anche stavolta mi tocca (ma è sempre un piacere) la Medea di Euripide ma per cambiare approccio a uno dei testi essenziali della letteratura sto cercando di visualizzare Medea, per ora rivedendo il classico film di Pasolini, con una Maria Callas da urlo (soprattutto nella prima parte, la sequenza cioè ambientata in Colchide, su cui Euripide tutto tace, con il violento sparagmòs di una vittima sacrificale, che anticipa la sorte di Apsirto). Trucemente bello.

3 gennaio 2010
letteratura
et tu - 2


L'anno scorso ci si occupava delle due spedizioni in Britannia di Cesare sotto la guida del buon Spinosa; quest'anno, sempre un po' di Britannia (la seconda spedizione, in particolare) ma anche un sacco di Gallia, con questa volta la guida dell'agile Giulio Cesare di Martin Jehne che si legge tutto d'un fiato e che presta particolare attenzione alle esagerazioni/mistificazione che alle volte il Gaio Giulio offre dei fatti che racconta.
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